Milano - 17 Aprile 2026
ADAPTATION (2002, Spike Jonze)
★★★★☆
Narrata da Spike Jonze, la genesi del blocco dello scrittore nasce, ancora una volta, dalla mente di un altro. Uno scrittore. Anzi, peggio: uno sceneggiatore. Nicolas Cage.
Fin dall'inizio del film, Spike Jonze ignora completamente il consiglio del suo personaggio mentore di scrittura: Stupire il pubblico alla fine è la chiave del successo.
L'intero film è trattato una cura unica e il finale è la soglia geniale della sceneggiatura del protagonista.
Se "Essere John Malkovich", solo tre anni prima, ha portato a casa un successo globale, ora Jonze mette in scena ciò di più evidente per un artista anziché nasconderlo, chiaramente ispirato dalla pressione post-partum hollywoodiana.

Dalle origini geologiche della California, passando per le paludi infestate dai ladri di orchidee, fino alla giungla di grattacieli dove Meryl Streep fa ricerche e scrive, ci ritroviamo nel viaggio spirituale di un procrastinatore professionista, un viaggio meno poetico e più realistico.
Tuttavia, la vera magia perduta di questo film nel 2026 risiede probabilmente nell'ormai irraggiungibile bellezza della realtà dei tempi: la semplicità di una bellezza imperfetta e quotidiana, dalle acconciature banali agli abiti anonimi, che non distrae lo spettatore dalla vera ragione d'essere del film, e non dalla fotografia patinata e dagli attori da sfilata.
Streep, pienamente umana, un talento naturale da sempre, alla ricerca della sua orchidea fantasma, l'inafferrabile ragione che può dare un senso alla vita; e Cage, che in quell'assenza poetica trova una ragione per esprimersi nel nome della sua musa ma, soprattutto, per vivere un'esistenza più profonda, al di là di ogni possibile associazione tra l'orchidea e il fiore irraggiungibile delle donne che non si degnano nemmeno di guardarlo, un uomo che sogna costantemente un qualsiasi contatto con una donna. A tutto ciò si aggiunge la sindrome dell'impostore, personificata come gemello di Cage.
Tempi più semplici per un film che rimane incredibilmente aggraziato e autentico, ricco di talenti e con un finale geniale e completamente inaspettato.
di Giulia Rettaroli
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